Dichiarazione riguardante la riapertura delle moschee in Europa

آخر تحديث 2020-06-03

Dichiarazione riguardante la riapertura delle moschee in Europa


Sia lode a Dio, e la pace e le benedizioni divine siano sull’Inviato di Dio, il Nobile Profeta Muhammad, e sulla Sua Famiglia, sui Suoi Compagni e su tutti coloro che ad essi afferiscono.

Con l’annuncio della graduale revoca o alleggerimento delle misure di quarantena – a seconda delle diverse regioni Europee – sono state rivolte diverse interrogazioni al Consiglio Europeo dei Sapienti Marocchini circa la riapertura delle moschee e dei centri islamici in Europa e la ripresa delle celebrazioni delle preghiere congregazionali e del Venerdì: se cioè queste vadano celebrate a rotazione o tramite una ripresa graduale, ed in condizioni difficoltose da osservare e controlli complicati da svolgere.

Ciò ci ha indotto a studiare la situazione corrente dal punto di vista della giurisprudenza tradizionale islamica: in maniera comprensiva, complessiva ed accurata, scevra da considerazioni emotive od impulsi passionali che ne potessero compromettere l’obiettività. Da questo studio emerge la seguente dichiarazione – ed è ad Iddio che ci rivolgiamo, affinché ci soccorra e ci sostenga.

Come è noto a tutti, opinioni giuridiche autorevoli (fatâwa) sono state rilasciate collettivamente dagli organismi sapienziali accreditati e deputati alla loro formulazione nel mondo islamico, indicanti la doverosa necessità (wujûb) di chiudere le moschee per prevenire la diffusione dell’epidemia. I musulmani hanno generalmente aderito ai provvedimenti assunti a questo proposito senza problemi né controversie – e noi musulmani in Europa non facciamo eccezione, né siamo [tenuti o titolati a considerarci] più scrupolosi di loro nel celebrare le preghiere congregazionali e del Venerdì. Consideriamo perciò che la questione resti per ora così com’era, finché col permesso d’Iddio questa non trovi una soluzione [chiara e ragionevolmente evidente], e le moschee possano dunque riaprire per chiunque per recarvisi.

Ciò è lungi da soluzioni provvisorie o dall’assunzione difficoltosa di condizioni precauzionali stringenti, le quali – come dimostra l’esperienza sul campo – sa da un lato non garantiscono affatto che l’epidemia non riprenda a diffondersi, dall’altro pongono certamente i fedeli nella condizione di non poter pregare con serenità, ed anzi ognuno col timore del proprio vicino [come potenziale infetto], perdendo così lo spirito dell’armonia, della coesione e dell’avvicinamento reciproci che anima i ranghi dei fedeli in preghiera. In tal modo, l’atmosfera della nostra celebrazione è resa più simile a quella della preghiera del timore (salât al-khawf), descritta nei libri di giurisprudenza [e praticata soltanto in circostanze straordinarie di paura per un pericolo incombente]. E’ come se l’imam stesso – prima di pronunciare la glorificazione di esordio della preghiera (takbîratu l-ihrâm) – anziché dire [come da tradizione]: “Avvicinatevi, allineatevi, unitevi fra voi, riempite gli spazi vuoti e che Iddio abbia misericordia di voi”, fosse invece costretto a dire: “Allontanatevi, dividetevi” e così viam con nuove espressioni che provocherebbero ansia e preoccupazione nei fedeli, impedendo loro di celebrare la preghiera con serenità e concentrazione. Si aggiunga a ciò lo scenario di guanti e mascherine, il lavaggio continuo delle mani, l’ingresso da una porta e l’uscita da un’altra, la proibizione di ogni stretta di mano, abbraccio e forma di socievolezza prima e dopo la preghiera, la necessità di trattenere eventualmente ogni starnuto o colpo di tosse, l’obbligo per ogni fedele di portare tappeto e salvietta personali da casa propria – con tutto ciò che ne consegue in termini di complicazione e di sterilizzazione, di distrazione e di contrizione. Non bisogna nemmeno trascurare il fatto che una persona malata ma asintomatica potrebbe trovarsi fra i ranghi dei fedeli, senza sapere essa stessa di essere malata, o celandolo per non essere trattata da malato, eventualità che apre per noi la porta a ulteriori potenziali conflitti, contrapposizioni e discordie.

Queste caratteristiche (che connoterebbero la preghiera congregazionale laddove sia celebrata a queste condizioni) – ancorché alcuni nobili Sapienti si pronuncino circa la sua liceità [anche] nelle attuali circostanze, e noi teniamo in considerazione i loro pronunciamenti e li rispettiamo – non ispirano la serenità ricercata nella preghiera, e pongono delle problematiche che potremmo non essere in grado di affrontare, o che potrebbe non essere in grado di affrontare la maggior parte dei fedeli.

Ora, se i musulmani in Europa sapessero quale beneficio spetta loro in virtù della loro paziente attesa e dello svolgimento delle preghiere che hanno celebrato nelle loro case, ricorrendo legittimamente alle dispense previste dalla Legge Sacra, non si farebbero prendere da questa fretta né inclinerebbero a soluzioni improvvisate, e non si farebbero carico di questa [inutile] tribolazione, dovuta a nient’altro che a soddisfare alcune persone mosse da desiderio [irrazionale, ancorché sincero], od all’influenza delle parole di alcuni predicatori, o ad altre ragioni analoghe nelle diverse regioni, moschee e gruppi locali. Ciò si verifica per la dimenticanza della Parola d’Iddio l’Altissimo: “Laddove giunga loro una notizia legata alla sicurezza o ad al timore, la divulgano [aderendovi irrazionalmente]; se la riferissero all’Inviato ed a coloro che hanno autorità fra di loro, la comprenderebbero che hanno la capacità di farlo”. (Corano 4: 83)

Tra i principi giuridici che possono essere presi in considerazione ed adottati a sostegno dell’opinione di prevenire le potenziali cause di danno, prediligendo l’attesa e non avventurandosi in maniera azzardata nella riapertura immediata delle moschee, c’è quello secondo cui “La prevenzione di un danno è prioritaria al conseguimento di un beneficio” – e questo è un principio aureo universale, indispensabile nell’ambito della valutazione delle priorità. In sintesi, significa che la Legge Sacra è più concentrata sugli esiti [delle opere] di quanto lo sia sugli obblighi [considerati come fini a se stessi], diversamente da quanto credono molte persone religiose; dunque, esporre se stessi e gli altri ad un danno che si verificasse, o che è ragionevole credere che si verifichi, è proibito in maniera assoluta, senza cioè [che tale proibizione sia mitigata da considerazioni relative al]la condizione di possibilità. Per quanto riguarda le preghiere congregazionali, del Venerdì e delle due Feste, il loro beneficio è raccomandato e desiderabile, ma esse sono condizionate dalla possibilità o dalla capacità effettiva [di compierle in sicurezza], secondo la parola del Profeta ﷺ : “Laddove vi ordini qualcosa, compitela per quanto possiate, e laddove vi proibisca qualcosa, cessate di praticarla” (Musnad Ahmad, Sunan Ibn Majah). E secondo la narrazione di Bukhari e Muslim: “Laddove vi trasmetta un ordine, compitelo per quanto possiate”. E dice Iddio l’Altissimo: “Temete Iddio per quanto possiate”. (Corano 64: 16)

I luoghi in cui si riuniscano più persone, i più affollati, i più angusti ed i meno ventilati sono proprio quelli più vulnerabili alla diffusione del contagio (da virus Corona), come hanno confermato le relazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e come ci indicano medici specialisti affidabili – e la maggior parte delle moschee e delle sale da preghiera in Europa sono luoghi di questo tipo, come tutti sanno, mentre le rare sale di preghiera e centri islamici di grandi dimensioni non sono che eccezioni alla regola. E’ dunque doveroso prendere precauzioni per proteggere le persone, per prevenire le potenziali cause di diffusione del contagio, di danno per i fedeli, di allarme per i cittadini, di ritorno alla situazione precedente [di quarantena e restrizioni della libertà individuale], di travisamento dell’immagine della religione, e di esposizioni delle case d’Iddio l’Altissimo, le moschee, a conseguenze inimmaginabili.

Proprio nell’ottica della priorità del preservarsi da ciò che è nocivo rispetto al conseguire ciò che è benefico, in passato l’obbligatorietà del Pellegrinaggio fu considerata sospesa per la Gente del Maghreb e dell’Andalusia, in virtù delle autorevoli opinioni giuridiche di numerosi Sapienti del Marocco – la più famosa delle quali è quella di Ibn Rushd (Iddio ne abbia misericordia), che circolò ampiamente fra le persone e fu osservata per circa ottant’anni. Concordarono a questo proposito Ibn Hamidin ed al-Lakhmi (Iddio abbia misericordia di entrambi), e tutto ciò per preservare l’integrità e la sicurezza delle persone dal brigantaggio per terra e per mare [che affliggeva le strade verso la Mecca], o per proteggere la vita [dei pellegrini] dalle guerre che in quell’epoca erano condotte in Oriente, com’è noto.

Quanto alla celebrazione della preghiera congregazionale il Venerdì, in quella che sarebbe una riapertura affrettata o improvvisata delle moschee, la prospettiva è quella del principio giuridico che recita: “Laddove ciò che è superiore venga sospeso nei confronti delle persone, così viene a sospendersi ciò che è minore di lui” – cioè, laddove si riuniscano due o più questioni in un solo contesto, e la prioritaria fra esse venga ad essere sospeso per un legittimo motivo, viene ad essere sospeso e levato anche ciò che sia meno prioritario per importanza e per categoria giuridica. Se dunque la preghiera del Venerdì viene ad essere legittimamente sospesa da coloro che siano giuridicamente tenuti a celebrarla, a cagione dell’epidemia – ed i Sapienti si sono espressi in questo senso, ed essa è un precetto così importante che Iddio le ha dedicato un capitolo del Nobile Corano, che è appunto il “Capitolo del Venerdì” (Sûrah al-Jumu’ah) – per principio di priorità verrà ad essere sospesa per essi la preghiera congregazionale celebrata in occasione delle cinque preghiere quotidiane, secondo il criterio della valutazione della rispettiva importanza.

Fra i principi giuridici universali cui è necessario fare riferimento e ricorso in questo contesto è quello secondo cui “la difficoltà comporta l’agevolazione” – ovvero, che una difficoltà reale ed evidente (non quella immaginaria, o basata sulla semplice inferenza) rende vincolante il ricorso legittimo alla licenza [prevista dalla Legge Sacra], all’agevolazione ed all’alleggerimento, e ciò secondo la Volontà d’Iddio, non secondo la volontà umana: “Iddio desidera per voi ciò che è facile, e non desidera per voi ciò che sia difficoltoso”. A partire da questa regola generale, ne deriva un’altra secondo cui “Non v’è obbligo laddove vi sia impossibilità”: una delle sue applicazioni nella nostro situazione odierna è che, sebbene lo statuto fondamentale delle preghiere è che siano offerte nella loro modalità originaria – in termini di tempo, di luogo, di caratteristiche e di quantità, cioè alla lettera – tale applicazione è condizionata sempre e per sempre dalla possibilità e dalla capacità attuale di attuarla (e questo è ciò che molti di noi dimenticano) e che, quando venga meno tale possibilità o vi sia la ragionevole probabilità che venga meno, la questione torna allora a dover essere regolata secondo il principio dell’alleggerimento e dell’agevolazione, e levata del tutto od in parte [dal carico di responsabilità dei fedeli].

Facendo riferimento all’opinione dei medici e degli esperti, nel nostro contesto Europeo, questa è unanime nell’attestare che il virus Corona è tutt’ora presente, sebbene nascosto e meno visibile, che la cautela nei suoi confronti resti necessaria, e continui ad essere pericoloso il rischio di contrarlo. Gli esperti confermano inoltre che la maggior parte delle persone esposte al pericolo di questa epidemia potenzialmente mortale – che Iddio ce ne preservi – sono i più anziani ed i portatori di malattie croniche, e costoro rappresentano spesso proprio la maggior parte dei frequentatori delle moschee, in particolare durante le cinque preghiere quotidiane.

Ciò che può essere detto a proposito delle condizioni, dei controlli e delle precauzioni che si debba seguire nel frequentare le moschee – in queste circostanze eccezionali – sono soprattutto discorsi teorici, perlopiù difficili o impossibili da applicare nella realtà quotidiana, per ragioni [logistiche ed economiche] che sono ben note agli imam, ai predicatori ed ai responsabili delle moschee.

La storia offre una lezione esemplare. Quando Ibn Rushd (Iddio ne abbia misericordia) ed altri Sapienti Malichiti espressero l’opinione di considerare sospesa l’obbligatorietà del Pellegrinaggio per la Gente del Maghreb e dell’Andalusia, per i suddetti pericoli, molte fra le persone comuni non corrisposero a questo avviso, e molte persone anziane o malate ne furono dolorosamente afflitti, fintantoché si inerpicarono per vie tortuose pur di recarsi comunque in Pellegrinaggio. Alcuni di loro morirono durante il viaggio, altri furono catturati e così lo Shaykh dei Malichiti di quell’epoca – l’Imam at-Tartushi – fu costretto a rilasciare un’indicazione di formale proibizione del viaggio per il Pellegrinaggio. Disse allora (che Iddio ne abbia misericordia): “Colui che si arrischi e compia il Pellegrinaggio avrà assolto al suo obbligo [cioè, il suo Pellegrinaggio non sarà da considerarsi formalmente invalido, benché la sua obbligatorietà fosse da considerarsi momentaneamente sospesa]; tuttavia, avrà peccato per ciò che si è assunto in termini di rischi [superflui, rispetto a cui sarebbe invece stato prioritario e doveroso porsi al riparo, anziché esporvisi irresponsabilmente]” – e tutto ciò per prevenire i fattori di rischio, per preservarsi da ciò che sia nocivo, e per proteggere le vite umane da ciò che le metta a repentaglio.

Concludiamo dunque in sintesi: evitare danni è prioritario rispetto al conseguimento di benefici, prevenire è meglio che curare, nelle licenze previste dalla Legge sacra c’è ampia tolleranza, nell’attesa del sollievo c’è una via d’uscita [dal problema], nell’umiltà c’è elevazione e nella pazienza c’è benedizione. Noi in Europa non siamo più sapienti, più pii, o più scrupolosi nella preservazione delle preghiere congregazionali e del Venerdì, rispetto ai rispettabili Sapienti dei consigli sapienziali, dei concili giuridici e delle istituzioni deputate al rilascio di indicazioni sciaraitiche autorevoli, né di milioni di musulmani nel mondo che sono stati soddisfatti delle licenze concesse da Dio [senza considerarsi ignavi o lascivi per avervi fatto legittimamente ricorso], e che hanno svolto le loro opere ed i loro impegni [materiali e spirituali] evitando ogni rischio e qualsiasi disputa, in attesa di poter tornare in sicurezza e tranquillità nelle moschee – e voglia Iddio che ciò avvenga presto: ciò non è difficile per Lui, la Cui soddisfazione è il nostro obiettivo più grande.

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